| L'educazione dei bambini |
| per la famiglia, adolescenza, consulenza familiare, Dottoressa Ciacci | |||
Inizia oggi una rubrica che nasce dal desiderio di far emergere riflessioni sui bambini, sulla relazione con loro. Lo scopo non sarà prescrivere ricette, per essere validi genitori non esistono, ma dare alcune risposte sulla personalità dei bimbi al fine di far affiorare nuove domande nei genitori stessi. L’Articolo pubblicato su Bimbirimini (ndr) mi da subito un ottimo spunto per iniziare con voi qualche considerazione. Si parla della realtà francese e dei metodi educativi un po’ distanti da noi, forse è vero, ma non così diversi per quanto riguarda le dinamiche emotive e il funzionamento psichico da farci credere che la cosa non ci riguardi. Ci riguarda tutte le volte in cui non riusciamo a tenere il controllo di noi stessi e ci scappa lo schiaffo, la sculacciata. Vorrei specificare che lo schiaffo e la sculacciata come metodo educativo sono da considerarsi tali quando rappresentano per un genitore lo stile di comportamento abituale, quasi giornaliero. Quando un padre è convinto che solo con lo schiaffo possa esercitare la sua autorità, quando una madre crede che solo ricorrendovi possa ottenere rispetto. Mi direte “Sì ma uso lo schiaffo come ultima spiaggia !” Questa risposta rappresenta un tranello che tendete a voi stessi perché sapendo di avere quell’ultima carta diventerà sempre più frequente usarla ed anche il bambino entrerà nel meccanismo per cui: finché il genitore non l’ha picchiato non è arrabbiato sul serio. I bambini hanno la caratteristica di sentirsi responsabili di quanto accade intorno a loro e se vengono picchiati si convinceranno di meritarsele e di essere cattivi. In questo modo si minaccia la loro autostima, oltre a venir meno il fondamentale dovere di genitore che è quello di garantire protezione ai figli. Credo inoltre che utilizzare la violenza, perché è di questo che si tratta, come metodo educativo, ci renda veramente un’immagine poco fiera di noi stessi. Pensare che le “botte” educhino vuol dire svuotare noi stessi di tutti i valori, il rispetto, la morale l’impegno del ruolo genitoriale. Essere genitori si riduce ad esercitare un potere violento sui bambini e noi siamo più alti, più grandi e più forti di loro, è chiaro che in un rapporto di forza prevarremo… crescere i figli non è un gioco di forza, è un atto di creatività, di affetti e di stima reciproca perché i bambini sono persone. Siamo responsabili dei nostri figli ed abbiamo quindi il dovere di fermarci a riflettere su di noi. Che cosa stiamo facendo, davvero vogliamo insegnare questo? Quando picchiamo un figlio, lo sculacciamo, mandiamo il messaggio che così si ottengono le cose, con le botte. Mandiamo il messaggio che non sono le capacità che contano ma quanto riesco a d impormi nei confronti di un’altra persona. Insegno a mio figlio che picchiare è una cosa lecita…se lo fa papà/mamma con me, allora posso farlo con l’amichetto, con il fratellino. Quando abbiamo picchiato nostro figlio e magari abbiamo a quel punto ottenuto che facesse ciò che volevamo: come ci sentiamo? Stiamo bene, siamo soddisfatti, felici? Non siamo riusciti a contenere la nostra rabbia, non siamo stati un esempio positivo ci sentiamo male, in colpa e ancora arrabbiati. Forse quella rabbia e quella frustrazione che ci ha fatto provare nostro figlio era già dentro di noi, poiché non se né andata? Quando la rabbia e la delusione sono dentro di noi giornalmente oramai come un’abitudine, una brutta ed insana abitudine e apparentemente non ci facciamo più caso. Quando viviamo una realtà di questo tipo tutti i giorni interiorizziamo che oramai le cose stanno così e nulla si può cambiare. In quel momento siamo davvero nei guai perché smettiamo di farci delle domande. Se pensiamo di non poter cambiare noi stessi perdiamo un’occasione per essere più sereni. |



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