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ANSIA FISIOLOGICA O FOBIA SCOLARE?(parte III)
A cura della Dott.ssa Melissa Ciacci
“Mio figlio a casa non studia, non gli e ne importa niente della scuola!che fare? Gli insegnanti non lo capiscono! Ha l’esame, ce la farà? Ogni mattina la stessa storia, non si riesce ad uscire da casa…ha sempre mal di pancia!”
Queste domande richiamano problematiche piuttosto frequenti per le famiglie: motivo di scontro e di malumori tra genitori e figli ci pongono di fronte a come in molti casi si tratti di processi, momenti che vanno inquadrati nel difficile percorso di crescita dei ragazzi senza costituire necessariamente sintomi di patologia. Possono assumere, però una connotazione patogena quei comportamenti distorti che si protraggono nel tempo modificando per il giovane il modo d’essere e condizionandone la vita come non andare a scuola, oppure procurare sintomi da curare (mal di testa, colite, coliche addominali ecc). In adolescenza possono portare all’abbandono scolastico.
L'ansia, nell’etimologia latina richiama il concetto di Stringere ed è un'emozione naturale e universale: è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress, allo scopo di anticipare la percezione di un pericolo e di salvaguardare la vita/la specie, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono ad affrontare il pericolo nella maniera più adeguata oppure ad evitarlo e a mettersi in fuga. La componente più istintuale dell’ansia rapportata ai giorni nostri (dove non incorriamo più nella minaccia di una bestia selvaggia e feroce, o di mettere in pericolo la nostra vita durante un temporale come poteva essere per l’uomo preistorico) si esplica in altre funzioni; essa ci consente di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente, in particolar modo in quelle attività che dobbiamo portare a termine. Studiare per un esame diverrebbe pressoché impossibile se non vi fosse una spinta sottostante d’ansia da prestazione. Svolgere il proprio lavoro quotidianamente con impegno non sarebbe sempre possibile. Allo stesso avere una prestazione sportiva, anche la più amatoriale. Questo modo di manifestarsi dell’ansia è costruttivo, funzionale alla nostra sopravvivenza. Funge da intermediario tra il mondo esterno e il mondo psichico interno, rendendoci capaci di far fronte ai problemi della vita. E’ dunque fattore di crescita e sviluppo della personalità. Quando si parla di disturbo d’ansia, facciamo riferimento ad una sensazione di malessere, legata ad una preoccupazione incontrollabile che prende il sopravvento su di noi, associata ad una serie molto variegata di sintomi: affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, alterazioni del sonno. Si associano in particolar modo, palpitazioni, tremori, sudorazione eccessiva, diarrea, rossore alle guance, tensione muscolare.
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COME PARLARE A NOSTRO FIGLIO DEL FRATELLINO IN ARRIVO
L'esperienza di diventare genitore è ricca di emozioni contrastanti, ansia, preoccupazione, apprensione accanto a gioia, soddisfazione, amore. Una seconda gravidanza non è in grado di immunizzare da tutti i pensieri che si accavallano durante quei nove mesi.
Ogni gravidanza ha delle caratteristiche proprie, peculiarità che ci fanno capire che questo bambino sarà differente dal primo, noi stessi siamo cambiati e affrontiamo una nuova gravidanza con attese diverse. Abbiamo già avuto l’esperienza di un parto questo influenza i nostri vissuti: il momento storico, lavorativo, famigliare che stiamo vivendo è un altro.
Nei confronti del figlio che abbiamo come possiamo comportarci? E’ innegabile che avrà una sua opinione sull’idea di avere un fratellino. Sappiamo l’importanza che rivestono mamma e papà per un bambino piccolo, quindi non possiamo pensare che sarà contento di avere un fratellino che assorbe le attenzioni dei genitori. Ogni bambino è in grado, però, di tollerare, accettare a suo modo la nascita di un fratello, con l’aiuto dei suoi genitori anche se probabilmente ne sarà geloso. La gelosia non è una colpa né una malattia o un segnale di qualche cosa che non va nel bambino: è un sentimento.
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DOTT.SSA CIACCI MELISSA Psicologa-Psicoterapeuta dell’Infanzia e dell’Adolescenza
Iscrizione all’Albo degli Psicologi e Psicoterapeuti dell’Emilia Romagna identificato dal n° 3128/a.
La Dott.ssa Ciacci, esperta nei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, collabora da oltre 10 anni sul territorio della provincia presso scuole dell’infanzia ed asili nido privati dove gestisce percorsi di formazione per genitori.
CONTATTI: Cell 347/7785841 Mail
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In occasione della giornata del 25 novembre, GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, le donne che telefoneranno, per tutta la settimana, alla Dottoressa Ciacci potranno avere un colloquio gratuito. |
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"INNECESAREO" Primo Convegno Nazionale, Summit su VBAC e nascita rispettata Domenica 29 settembre 2013 presso "Blu Suite" Hotel, viale Alfonso Pinzon 209, Bellaria-Igea Marina (Rimini) ore 8,15-17,00
Quota d'iscrizione: 30euro Soci\ 60euro Non Soci; da versare entro e non oltre il 31 luglio 2013 sul c\c intestato a "Innecesareo" Associazione di Volontariato IBAN: IT 72 T050 345 805 00000 00000 231 |
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Inizia oggi una rubrica che nasce dal desiderio di far emergere riflessioni sui bambini, sulla relazione con loro. Lo scopo non sarà prescrivere ricette, per essere validi genitori non esistono, ma dare alcune risposte sulla personalità dei bimbi al fine di far affiorare nuove domande nei genitori stessi.
L’Articolo pubblicato su Bimbirimini (ndr) mi da subito un ottimo spunto per iniziare con voi qualche considerazione. Si parla della realtà francese e dei metodi educativi un po’ distanti da noi, forse è vero, ma non così diversi per quanto riguarda le dinamiche emotive e il funzionamento psichico da farci credere che la cosa non ci riguardi. Ci riguarda tutte le volte in cui non riusciamo a tenere il controllo di noi stessi e ci scappa lo schiaffo, la sculacciata.
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Tel. 0541.790944 Carfi' Ennio - - Cell. 3387073594 - -
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L'Associazione ITACA riunisce un gruppo di qualificati psicoterapeuti che da anni lavora a contatto con il disagio e le problematiche dell'età evolutiva: infanzia, adolescenza, giovani adulti e famiglie.
L'Associazione, senza scopo di lucro, si ispira al modello psicoanalitico e ha come finalità promuovere lo studio, l'elaborazione e lo sviluppo della Psicoanalisi e della Psicoterapia individuale, di coppia e di gruppo, nei loro aspetti sia teorici che applicativi.
L'ASSOCIAZIONE OFFRE:
Colloqui clinici, individuali e di gruppo a bambini, adolescenti, adulti.
Consultazioni e supervisioni individuali e di gruppo a medici, psicologi e operatori sociali.
Sede Legale: Via Giordano Bruno 28, 47921 Rimini | 0541.53544 | 0547.480004 | 347.1085999 |
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| associazioneitaca.rimini.it |
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Le prime piogge riportano l’attenzione sull’autunno che trascina via le belle giornate di vacanza e ci spinge alla ricerca di asciugamani e grembiulini. Le scuole stanno per riaprire e un nuovo anno scolastico ci attende. Faticoso per tutti, i bambini che a volte non ne vogliono sapere, i genitori imbrigliati nei ritmi frenetici, negli “incastri” degli orari, nelle regole che i nostri figli sembra non vogliano accettare. Cominciare la scuola di qualunque grado essa sia è un passo grande per i bambini, anche per quelli bravi ed entusiasti e rappresenta il loro modo di affrontare il mondo, spesso ignoto e preoccupante.
All’età di tre anni, lo sviluppo cognitivo del bambino lo porta a comprendere che le cose, le persone, e così le situazioni continuano ad esistere anche se lui non ne ha una esperienza diretta. Prima di quest’età per il bambino esiste ciò che lui vede e ciò di cui fa esperienza, nel momento in cui l’esperienza stessa si verifica, ciò che non vede e che finisce, è come se si disperdesse tra i suoi ricordi e non esistesse. Dai tre anni il bambino acquista la funzione cognitiva di “costanza dell’oggetto”: un oggetto, inteso anche come persona, esiste anche se non è sotto i suoi occhi. I genitori esistono anche se non li vede perché sono a lavorare, il ricordo di una bella esperienza comincia a radicarsi in lui spingendolo a ricercare altre esperienze piacevoli. Nello stesso tempo il bambino ha maggior consapevolezza di se stesso e dei suoi potenziali, della sua esistenza come individuo diverso dal suo papà e dalla sua mamma e delle cose che sa fare. Comincia a creare un’immagine mentale di sé stesso competente. Questi sono sommariamente due motivi fondamentali per cui dai tre anni un bambino è pronto ad andare alla scuola materna, uniti al fatto che l’uomo è un essere sociale, che ama vivere insieme agli altri ed alla innata predisposizione ad apprendere cose nuove, esperienze gratificanti per gli esseri umani.
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(a cura della Dott.ssa Ciacci Melissa)
Eccoci al secondo appuntamento con la riflessione riguardo i bambini ed il mondo della scuola. Oggi faremo riferimento in particolare all’età scolare quindi alla fascia d’età 6-11 anni.
Dai 6 anni in avanti l’apparato psichico del bambino dirige il proprio interesse verso gli apprendimenti, c’è una gratificazione nell’imparare e le energie psichiche sono impiegate in questo.
L’autostima del bambino non è più centrata sulla propria onnipotenza e sulla onnipotenza dei genitori, di tipo magico, ma sulla possibilità soggettiva di iniziare a sperimentarsi, cercando nelle esperienze della quotidianità i valori e gli interessi su cui fondare il proprio essere nel mondo. Sul piano cognitivo si sviluppa il pensiero ipotetico-deduttivo che permette di ragionare formulando delle ipotesi e questo rende il pensiero più complesso e meno vincolato all’esperienza diretta. Allo stesso tempo la capacità di rappresentare mentalmente il vissuto emotivo altrui (empatia) diventa sempre più accurato favorendo una funzione riflessiva.
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